E&M

2019/4

Fabrizio Perretti

Quando le innovazioni sono fake

Per gli innovatori o per le startup esistono due test da superare: un primo sulle illusioni , ovvero sulla capacità di convincere altri soggetti che il futuro da loro prefigurato sia possibile, e un secondo di realtà , quando cioè si comprende se il futuro immaginato si è davvero concretizzato. Il caso Theranos, una startup fondata nel 2003 dalla diciannovenne Elizabeth Holmes, dimostra come queste due fasi siano imprescindibili per affermarsi stabilmente nel mercato.

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Innovare significa introdurre qualcosa che prima non esisteva e le innovazioni spesso si fondano sulla capacità di immaginare un futuro possibile. Le innovazioni di successo dipenderanno da quanto questo futuro immaginato oggi si tradurrà effettivamente nella realtà di domani. Questi semplici principi sono alla base delle startup che avranno successo. Prima del test finale con la realtà, va affrontata però una fase precedente, che riguarda la capacità di questi innovatori di aggregare le risorse necessarie per operare e per tentare di realizzare i loro progetti. Solo coloro che si dimostrano in grado di convincere i portatori di tali risorse sull’affidabilità delle proprie visioni potranno tentare di tradurle in realtà. Potremmo dire, semplificando, che per gli innovatori o per le startup esistono due test da superare: un test sulle illusioni, ovvero sulla capacità di convincere altri soggetti che il futuro da loro prefigurato sia possibile e non un semplice miraggio, e un test finale di realtà, quando cioè si comprende se il futuro immaginato si è concretizzato e si è stati in grado di realizzare quanto sperato. Se il test decisivo è quello finale, quello cioè in cui si «scoprono le carte» e si capisce se si è vinto o perso, il test iniziale rappresenta però quello più delicato, perché è qui che si decide se scommettere e quanto puntare. Questa è appunto la fase in cui avviene il «commercio» delle visioni, dei sogni e delle illusioni. Una fase in cui risulta difficile orientarsi. Per comprenderla meglio, un recente esempio di fallimento può esserci d’aiuto: non tanto per capire come prendere la decisione corretta, ma per evitare quelle sicuramente sbagliate.

L’esempio è quello del caso Theranos, una startup fondata nel 2003 – dalla diciannovenne Elizabeth Holmes – e che è stata ufficialmente sciolta nel settembre 2018, dopo accuse di frode e di altri procedimenti legali. La visione alla base di Theranos era quella di rendere più accessibile agli utenti finali l’assistenza sanitaria, attraverso l’uso di un dispositivo di ridotte dimensioni, simile a una stampante e denominato Edison, in grado di effettuare tutta una serie di esami diagnostici usando limitate quantità di sangue. Prima della caduta finale, Theranos è stata oggetto di una spettacolare ascesa: nel dicembre 2004 aveva raccolto 6 milioni di dollari per finanziare le attività; alla fine del 2010 aveva più di 92 milioni di dollari in capitale di rischio; nel 2014 aveva un valore di 9 miliardi di dollari con oltre 400 milioni in capitale di rischio. Nel consiglio di amministrazione della società entrano personalità famose come George Shultz (conosciuto per aver prestato servizio in varie posizioni di Gabinetto – tra cui Segretario di Stato – sotto quattro Presidenti degli Stati Uniti) o Henry Kissinger (già Segretario di Stato e Consigliere per la sicurezza nazionale). L’attenzione dei media cresce di conseguenza, con le copertine di Fortune e Forbes dedicate a Holmes.

Poi, nel 2015, l’inizio della caduta con le inchieste sul Wall Street Journal (seguito poi da altre testate), le cause giudiziarie e le imputazioni penali[1]. Il dispositivo di analisi del sangue Edison di Theranos forniva infatti risultati altamente inaccurati, non solo perché non era progettato o costruito in modo corretto, ma soprattutto perché la tecnologia sottostante non era (ancora?) in grado di rendere possibile quanto promesso. Quando Holmes inizialmente presentò l’idea di raccogliere grandi quantità di dati da poche gocce di sangue ottenute dalla puntura di un dito al suo professore di medicina a Stanford (Holmes non si sarebbe poi laureata) e a diversi altri docenti, tutti risposero che era impossibile. Ma, come sottolineato dalla stessa Holmes, «questo è quello che succede quando lavori per cambiare le cose, prima pensano che tu sia pazzo, poi ti combattono, e poi all’improvviso cambi il mondo». Contrariamente agli esperti, molti le hanno dato credito, hanno creduto che avrebbe cambiato il mondo. Perché?

In parte perché Elizabeth Holmes incarnava lo stereotipo vincente di alcuni esempi di successo del passato (Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg): giovane, proveniente da un’università prestigiosa, senza aver conseguito la laurea. Cioè qualcuno di intelligente, capace di intravedere un futuro e di pensare fuori dagli schemi, con la volontà e l’impazienza di realizzarlo. In parte perché Theranos è riuscita ad aggregare nel suo consiglio di amministrazione membri famosi che, seppure privi di qualsiasi competenza specifica in materia, sono serviti come testimonianza di affidabilità e reputazione del progetto. In parte perché il successo iniziale nella raccolta dei fondi diventa anch’esso un elemento segnaletico positivo in grado di generare fiducia e un effetto valanga. Quando infatti non si hanno informazioni sulla qualità di un bene, si cercano indizi in alcuni segnali: le code fuori da un ristorante, la presenza di celebrità ecc. Si tratta però di logiche appartenenti a comportamenti collettivi che, in teoria, non dovrebbero verificarsi in alcuni ambiti e che, soprattutto, dovrebbero indurre un esame e una valutazione ben più approfonditi. Il test sulle illusioni dovrebbe cioè essere condotto rigorosamente e non fondarsi su alcuni stereotipi comuni. Nel caso Theranos, inoltre, si riflette in parte anche lo spirito del nostro tempo: un misto cioè di storytelling senza fondamento, di fake news, di celebrazione del genio giovanile, non in quanto geniale ma in quanto giovane, e di voluta ignoranza, se non aperto rifiuto, nei confronti del giudizio esperto fondato sulla scienza e non sull’opinione.

Ha ragione Holmes quando afferma che alcuni innovatori che hanno cambiato il mondo sono stati inizialmente considerati dei pazzi e che alcune imprese ritenute impossibili si sono poi realizzate. È anche possibile che in futuro potremmo avere un dispositivo come Edison in grado davvero di fare quello che Theranos aveva promesso. Non si tratterebbe quindi di capire se un futuro si realizzerà, ma quando. Il punto è però comprendere quanto vicino o lontano possa essere quel futuro e non ingannare consapevolmente se stessi e gli altri a riguardo. Non è una sottigliezza, bensì la differenza – non di poco conto – tra scienza e fantasia, tra promessa e inganno.

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Si veda il libro (realizzato a partire dall’inchiesta) di J. Carreyrou, Una sola goccia di sangue. Segreti e bugie di una startup nella Silicon Valley, Milano, Mondadori, 2019.