E&M

1997/5

Internet e la nuova traiettoria di sviluppo della comunicazione


Fino a due anni fa perfino gli addetti ai 1avori erano convinti che il traino per la costruzione delle autostrade elettroniche fosse costituito dalla richiesta da parte dei consumatori di video-on-demand, ossia di programmi televisivi personalizzati. Coerentemente, ritenevano che il terminale di queste autostrade fossero gli apparecchi TV. Anzi, molti non riuscivano nemmeno, per il momento, a intravedere altri servizi incentrati sulle potenzialità delle reti interattive digitali; o almeno non ne intravedevano di tale appetibilità per i consumatori da indurre costoro a sopportare i costi che, per quanto in continua riduzione, dovevano pur sempre includere anche gli ammortamenti degli ingenti investimenti necessari per rimpianto delle reti stesse.

Sulla base di questo assunto, le imprese telefoniche si sono affrettate a investire per essere loro stesse fornitrici di video-on-demand e ad avviare esperimenti in tal senso. Una parte di questi investimenti è stata dedicata al programma di potenziamento della capacità di portata dei tradizionali cavi telefonici, per metterli in grado di trasmettere non solo la voce, ma anche immagini video in movimento. Ma lo stesso assunto ha messo in moto una congerie di acquisizioni e di alleanze, tutte basate sull’attesa dell’arrivo pressoché imminente della TV-on-demand.

Operatori nei settori della TV via cavo si sono affrettati a rispondere alle imprese telefoniche, sia tentando di invadere il loro campo, dove le regolamentazioni lo consentivano (Gran Bretagna), sia cercando di “catturare” i contenuti comperando imprese di produzione audiovisiva. Altre imprese nel settore delle apparecchiature (Sony) o nel settore telefonico, ma anche informatico, si sono parimenti lanciate alla ricerca di società di produzione audiovisiva o di broadcasting. L’impressione che le reti interattive a banda larga – capaci di portare film e più in generale immagini in movimento in quantità e su richiesta dei singoli spettatori – sarebbero state il business del futuro ha indotto diverse imprese nel settore della “trasmissione” a temere la sovracapacità d’offerta in questo anello della catena e ad assicurarsene i contenuti, ritenuti il fattore scarso, sempre nel presupposto che i consumatori non aspettassero altro (e non fossero disposti a pagare altro) che la TV-on-demand.

Gli operatori televisivi che godevano di posizioni di oligopolio hanno resistito ai tentativi di limitare la loro dominanza usando lo stesso argomento: l’arrivo dei satelliti e delle autostrade elettroniche a banda larga avrebbe reso possibili molti canali, l’entrata di una miriade di concorrenti, un pluralismo di editori televisivi senza pari e, meglio ancora, la possibilità per gli spettatori di scegliersi i programmi a piacimento.

Questo assunto – che la costruzione delle reti interattive sarebbe stata trascinata principalmente e primariamente dalla richiesta di video-on-demand – si è rivelato sbagliato almeno su due fronti: da un lato per quanto riguarda l’interesse dei consumatori a spendere una parte significativa del loro budget in programmi televisivi personalizzati, dall’altro sui tempi di realizzazione delle reti interattive a banda larga che costituiscono il presupposto necessario per la TV-on-demand.

L’ipotesi che ci fosse un numero sufficiente di spettatori in attesa di un nuovo e più personalizzato servizio televisivo si è dimostrata infondata perfino nei paesi più ricchi, come gli Stati Uniti. A maggior ragione non ha trovato conferma altrove e meno ancora nei paesi dove l’offerta di televisione generalista gratuita o percepita come tale (in realtà pagata con canoni obbligatori o con la pubblicità) è abbondante In tali paesi, come l’Italia, perfino la pay-TV, che presuppone un pagamento a forfait, fatica a decollare. Sui tempi, sulle difficoltà tecnologiche e sui presupposti economici per il varo delle autostrade elettroniche a banda larga gli errori di prospettiva sono stati ancora maggiori. Molti hanno scambiato quella che era e rimane una possibilità concreta, e non certo un sogno, come una realizzazione già acquisita, trascurando gli ostacoli tecnologici che ancora si frappongono, ma soprattutto gli investimenti necessari da parte di vari soggetti per completare i diversi tasselli di cui si compone una rete interattiva a banda larga. Il requisito economico fondamentale affinché tali investimenti si materializzino è la prospettiva di un adeguato ritorno: ma qui si torna al punto di partenza. Quali prodotti transiteranno verosimilmente su queste reti, in quali quantità, e con la disponibilità di pagare quali “pedaggi”? Ridimensionate le attese sulla TV a richiesta, hanno cominciato a vacillare molti degli iniziali entusiasmi e molti test e investimenti sono stati bloccati. Continuano ambiziosi alcuni dei grandi progetti di reti satellitari – per trasmissione televisiva di pay-TV e per servizi telefonici – ma hanno subìto un forte rallentamento le reti a terra in fibra ottica o in cavo coassiale, sulle quali si faceva conto per creare le autostrade interattive a banda larga.

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