Il “sistema nervoso” della cybersecurity: dati, automazione e risposta per ridurre il rischio
Le aziende di oggi si trovano di fronte a un paradosso: un numero maggiore di strumenti di sicurezza ha portato a una maggiore complessità, a un sovraccarico di dati e a critiche lacune di visibilità, aumentando di fatto il rischio di violazioni. Il Security Operations Center (SOC) medio è sommerso da oltre 10_000 avvisi al giorno, con una stima del 30% che non viene nemmeno esaminato a causa del volume e di un alto tasso di falsi positivi. Questo fenomeno, noto come alert fatigue («affaticamento da avvisi»), è una delle cause principali del burnout degli analisti e contribuisce direttamente alla mancata individuazione di minacce reali.
Questo capitolo dimostrerà come la coppia integrata di piattaforme SIEM (Security Information and Event Management) e SOAR (Security Orchestration, Automation, and Response) sia diventata il centro di comando indispensabile per le moderne operazioni di sicurezza. Il SIEM fornisce la visibilità unificata e il rilevamento delle minacce necessari per dare un senso al diluvio di dati, mentre il SOAR offre l’automazione richiesta per agire su tali intuizioni alla velocità delle macchine, affrontando direttamente le crisi operative e di risorse umane nella cyber security.
Analizzeremo come queste piattaforme funzionino come un sistema nervoso centrale, ingerendo e correlando telemetria critica da ogni angolo del moderno ambiente IT: dagli endpoint (EDR), all’infrastruttura cloud (CNAPP), al perimetro della rete (SASE), fino ai framework di conformità e rischio (GRC). Questa unificazione è l’unica via praticabile per ottenere una visione olistica e basata sul rischio della superficie di attacco aziendale.
La crisi della complessità e dell’affaticamento da avvisi
Le aziende moderne generano enormi volumi di telemetria di sicurezza da un ecosistema tentacolare di strumenti. I SOC sono sopraffatti, con analisti che spendono fino al 30% del loro tempo a inseguire falsi positivi. Questo sovraccarico di dati oscura le minacce reali e porta a critiche lacune di sicurezza.
La pressione incessante e il volume di avvisi contribuiscono direttamente a elevati tassi di burnout (il 70% degli analisti junior lascia il lavoro entro 3 anni) ed esacerbano la carenza globale di competenze in cybersecurity, che ha raggiunto la cifra record di 4,8 milioni di ruoli vacanti. Questa crisi del capitale umano rende un moltiplicatore di forza tecnologico non solo desiderabile, ma essenziale.
Una soluzione SIEM funge da cervello centrale delle operazioni di sicurezza. La sua funzione principale è aggregare, normalizzare e analizzare i dati di log e gli eventi provenienti da tutta l’infrastruttura IT per fornire una visione olistica della postura di sicurezza dell’organizzazione. In un ambiente in cui le informazioni sono frammentate tra decine di sistemi, il SIEM crea un’unica fonte di verità, trasformando dati grezzi in intelligence attuabile.
La potenza di un SIEM risiede nella sua capacità di ingerire dati da una vasta gamma di fonti eterogenee. Questi includono dispositivi di rete come firewall e router, server, applicazioni aziendali, ambienti cloud e, soprattutto, altri strumenti di sicurezza. Ogni pezzo di telemetria, non importa quanto piccolo, viene raccolto in un repository centrale, fornendo agli analisti il materiale grezzo necessario per qualsiasi indagine.
Una volta aggregati, i dati vengono normalizzati in un formato comune e analizzati. È qui che il SIEM dimostra il suo vero valore. Utilizzando un motore di correlazione che applica regole predefinite, analisi statistiche e, sempre più, tecniche avanzate come l’User and Entity Behavior Analytics (UEBA) e il machine learning (ML), la piattaforma è in grado di collegare eventi apparentemente non correlati per identificare modelli di attacco. Per esempio, un SIEM può correlare una serie di tentativi di login falliti da una postazione geografica insolita (registrati dal firewall), seguiti da un login riuscito e da una successiva escalation di privilegi su un server critico (registrati dai log del server). Nessuno di questi eventi, preso singolarmente, potrebbe essere considerato critico, ma la loro sequenza, identificata dal SIEM, dipinge un quadro chiaro di un’intrusione in corso.
Il valore del SIEM si traduce in risultati aziendali tangibili. In primo luogo, fornisce una visibilità completa sulla superficie di attacco, rispondendo alla domanda fondamentale: «Cosa sta succedendo nel nostro ambiente?». In secondo luogo, consente il rilevamento delle minacce in tempo reale, riducendo drasticamente il tempo che un aggressore può operare inosservato. In terzo luogo, facilita le indagini forensi post-incidente, fornendo una traccia di controllo centralizzata di tutte le attività. Infine, automatizza gran parte del lavoro di raccolta dati necessario per la rendicontazione di conformità, supportando mandati come il GDPR, l’HIPAA e il PCI DSS.
Se il SIEM è il cervello che rileva le minacce, la piattaforma SOAR è il sistema nervoso che esegue la risposta. Le piattaforme SOAR agiscono sugli avvisi e sulle intuizioni generate dal SIEM per automatizzare e orchestrare le azioni di risposta, riducendo drasticamente il carico di lavoro manuale degli analisti e accelerando i tempi di contenimento.
Il funzionamento di una piattaforma SOAR si basa su tre capacità interconnesse:
• Orchestrazione. Questa è la capacità di connettere e integrare l’intero arsenale di strumenti di sicurezza, consentendo loro di lavorare in concerto. Un SOAR può comunicare tramite API con firewall, sistemi EDR, piattaforme di gestione delle identità e altri strumenti, permettendo di eseguire azioni su di essi da un’unica console centralizzata. Questo abbatte i silos tecnologici che ostacolano una risposta rapida ed efficace;
• Automazione. Il cuore del SOAR è l’uso di playbook. Un playbook è un flusso di lavoro predefinito che esegue automaticamente una sequenza di azioni in risposta a un determinato tipo di avviso. Per esempio, un playbook per un avviso di phishing ricevuto dal SIEM potrebbe eseguire le seguenti azioni senza intervento umano:
– estrarre URL e allegati dall’email sospetta;
– eseguire l’URL e l’allegato in un ambiente sandbox per analizzarne il comportamento;
– interrogare le piattaforme di threat intelligence per verificare se l’IP del mittente o gli hash dei file sono noti come malevoli;
– se la minaccia è confermata, bloccare automaticamente l’indirizzo IP del mittente sul firewall, eliminare email simili da tutte le caselle di posta aziendali e creare un ticket nel sistema di help desk;
• Risposta. Le piattaforme SOAR forniscono un hub centralizzato per la gestione dei casi e la collaborazione. Quando un incidente richiede un’analisi umana, il SOAR presenta all’analista tutte le informazioni arricchite e le azioni già intraprese automaticamente. Questo permette all’analista di prendere decisioni più rapide e informate. La piattaforma documenta anche ogni fase dell’indagine, garantendo un processo di risposta standardizzato e verificabile.
Il principale valore del SOAR è l’efficienza operativa. Affronta direttamente il problema dell’affaticamento da avvisi automatizzando le attività ripetitive e a basso valore, consentendo agli analisti di concentrarsi sulle minacce più complesse. Questo si traduce in una drastica riduzione del Mean Time to Respond (MTTR), una metrica chiave per limitare i danni di un attacco. Inoltre, consentendo a un team più piccolo di gestire un volume maggiore di minacce, il SOAR offre una soluzione strategica alla carenza di competenze nel settore.
È fondamentale comprendere che SIEM e SOAR non sono soluzioni alternative, ma complementari. Operano in un ciclo continuo e simbiotico che costituisce il nucleo di un SOC moderno e autonomo. Il SIEM analizza un vasto universo di dati per rilevare una potenziale minaccia, rispondendo alla domanda «Cosa sta succedendo?». Il SOAR prende questo avviso ad alta fedeltà e risponde alla domanda «E, quindi, cosa facciamo al riguardo?», eseguendo la risposta a velocità macchina. Questa integrazione trasforma la sicurezza da un processo reattivo e manuale, in cui gli analisti inseguono gli avvisi, a un paradigma proattivo e automatizzato, in cui le minacce vengono neutralizzate prima che possano causare danni significativi.
L’adozione di una piattaforma integrata SIEM/SOAR non è più semplicemente un aggiornamento tecnologico; è una risposta strategica fondamentale a un modello operativo di sicurezza tradizionale che è diventato insostenibile dal punto di vista economico e delle risorse umane. La superficie di attacco digitale si è espansa in modo esponenziale a causa dell’adozione del cloud, del lavoro a distanza e dell’Internet of Things (IoT), portando a un aumento vertiginoso dei dati e degli avvisi di sicurezza. Contemporaneamente, la carenza globale di competenze in cybersecurity si sta aggravando, rendendo impossibile assumere un numero sufficiente di analisti per elaborare manualmente questo flusso di dati. Gli analisti esistenti, a loro volta, soffrono di grave affaticamento da avvisi e burnout, il che riduce la loro efficacia e aumenta il turnover del personale. Di conseguenza, le organizzazioni si trovano di fronte a un collo di bottiglia operativo critico. L’unica soluzione scalabile è automatizzare i processi di rilevamento (SIEM) e di risposta (SOAR) affinché agiscano come un «moltiplicatore di forza» per il team umano. Per i dirigenti, investire in una piattaforma SIEM/SOAR integrata non è solo una voce nel budget per la sicurezza; è un investimento nella resilienza operativa, nella fidelizzazione dei talenti e nella scalabilità dell’intera azienda.
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