Archivio

23/08/2021 Cecilia Attanasio Ghezzi

In Cina la rivoluzione si fa da sdraiati

Avviate a un mondo del lavoro dove il 996 (ovvero lavorare dalle nove di mattina alle nove di sera per sei giorni alla settimana) continua a essere la norma, le giovani e scolarizzate generazioni delle città cinesi hanno iniziato una lenta e pacifica resistenza alla più strenua competizione a cui sono abituate fin dalla scuola dell’obbligo. «Non comprare casa, non comprare una macchina, non sposarsi, non avere figli e non consumare» è diventato una sorta di pentalogo di questo movimento, detto degli sdraiati, che inizia a preoccupare il governo centrale, che nella sempre più frontale contrapposizione con gli Stati Uniti punta tutto sui consumi interni.

«Se non puoi sollevarti e rifiuti di inginocchiarti, non puoi far altro che sdraiarti». Sembra lo slogan di una rivoluzione non violenta, e forse lo è. Almeno in Cina. Tutto è cominciato con un post online di aprile scorso: «Sdraiarsi significa giustizia»[1]. L’autore è Luo Huazhong, un ragazzo che ha lasciato il suo alienante lavoro in fabbrica a 26 anni per viaggiare in bicicletta e che, tornato nel suo paesino natale, ha deciso di condividere il suo nuovo stile di vita: ridurre i consumi al minimo e godere delle piccole cose, lavorare lo stretto necessario per guadagnare quello che serve a mangiare e vestirsi, e poi leggere, riposarsi. «Posso fare come Diogene, che dormiva in una botte e si godeva il sole» aveva concluso. E forse non aveva previsto il successo della sua riflessione.

Il suo post è immediatamente diventato virale scatenando emulazione e feroci critiche. «Non comprare casa, non comprare una macchina, non sposarsi, non avere figli e non consumare»[2] è diventato una sorta di pentalogo per le giovani e scolarizzate nuove generazioni di città, educate alla più strenua competizione sin dalla scuola dell’obbligo, avviate a un mondo del lavoro dove il 996 (ovvero lavorare dalle nove di mattina alle nove di sera per sei giorni alla settimana) continua a essere la norma in una Cina che cresce sempre più lentamente e dove l’ascensore sociale si è di fatto bloccato. Ma certo «sdraiarsi» non serve a corroborare il sogno cinese di Xi Jinping, che fa affidamento sul duro lavoro e lo spirito di sacrificio del popolo cinese e che, nel tentativo di trasformare l’economia dello Stato più popoloso del mondo e di evitare i rischi causati dalla pandemia e dalla sempre più frontale contrapposizione con gli Stati Uniti, punta tutto sui consumi interni.

«Nella società contemporanea ogni nostra mossa è monitorata e ogni nostra azione è criticata. Esiste un atto più rivoluzionario del semplice sdraiarsi?», ha argomentato lo scrittore Liao Zenghu su Caixin, il settimanale economico più rispettato del Paese[3]. E ha spiegato che «sdraiarsi significa resistere al ciclo degli orrori», quello che comincia con le pressioni subite a scuola e finisce con un lavoro che non conosce limiti orari. E così nel giro di poche settimane tutti i media di Stato hanno trattato l’argomento, ma in tutt’altra ottica. Il quotidiano Nanfang ha definito questa nuova filosofia «vergognosa» perché «i giovani devono aver fiducia nel futuro» e «l’unica vita felice è quella di chi lavora duramente»[4]; l’agenzia di stampa Xinhua gli ha contrapposto l’immagine dei giovani medici che hanno lavorato senza sosta durante il lockdown di Wuhan affermando senza approfondire troppo che quella era la nuova generazione cinese[5] e tutti gli articoli, i post e i meme che tentavano di comprendere, spiegare e diffondere la filosofia degli sdraiati sono scomparsi dall’internet cinese.

«La comunità degli sdraiati non fa bene allo sviluppo sociale ed economico del Paese» si legge sul quotidiano pechinese Guangming che però cerca di riflettere anche sulla condizione dei giovani suggerendo che «se si vuole coltivare la loro diligenza, bisognerebbe cercare di migliorare la qualità della loro vita»[6]. E sicuramente questo è uno dei punti da prendere in considerazione, perché il movimento degli sdraiati non nasce dal nulla. L’anno scorso il web cinese aveva rispolverato il termine «involuzione» per sottolineare come l’ambiente estremamente competitivo non portava a una crescita dell’individuo e della società ma al suo contrario, come si può immaginare in una becera lotta per accaparrarsi risorse limitate. Nel 2017 si parlava invece di apatia e mancanza di motivazione o di cercare l’indipendenza finanziaria solo per arrivare il prima possibile alla pensione. Insomma, come canta il 36enne Zhang Xinmin «sdraiarsi è la strada maestra, l’antidoto al 966 e alla perdita dei capelli. Una giornata mondiale degli sdraiati potrebbe salvare il pianeta»[7].

iStock-458292919