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Guido Corbetta, Fabio Quarato

Italia-Germania: le aziende familiari in campo


L’Osservatorio AUB sulle aziende familiari italiane ha effettuato un confronto tra le aziende italiane e le aziende tedesche di maggiori dimensioni con l’obiettivo di comprendere analogie e differenze del tessuto imprenditoriale italiano[1]. A tal fine, sono stati analizzati gli assetti proprietari delle prime 300 aziende (per fatturato) italiane e tedesche[2]; l’analisi delle strutture proprietarie evidenzia come la proprietà familiare sia la forma più diffusa in entrambi i paesi: se il 40,7 per cento delle prime 300 aziende italiane analizzate è controllato da una o due famiglie proprietarie, tale incidenza si attesta al 36,7 per cento in Germania. Di converso, la Germania si differenzia dal modello italiano per una minor presenza di filiali di imprese estere (il 20 per cento vs il 30 per cento in Italia) e una maggior presenza di public companies (il 15 per cento circa), modello proprietario praticamente assente nelle aziende italiane di maggiori dimensioni.

Figura 1: Un confronto con le grandi aziende tedesche: gli assetti proprietari. Assetto proprietario delle prime 300 aziende per dimensioni (escluse banche e assicurazioni) in Italia e in Germania*

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Sul fronte dimensionale, il tessuto produttivo tedesco è caratterizzato da aziende di maggiori dimensioni rispetto a quello italiano: circa 2 aziende su 3 (delle 300 analizzate) sono di grandissime dimensioni (con un fatturato superiore a 5 miliardi di euro), contro 1 su 2 circa nel tessuto produttivo italiano. Basti considerare che la 300esima azienda tedesca ha un fatturato intorno ai 3 miliardi di euro (Envia Mitteldeutsche Energie AG), mentre la corrispondente aziende italiana (Alstom Ferroviaria SpA) ha un fatturato inferiore al miliardo di euro.

Figura 2: Un confronto con le grandi aziende tedesche: la dimensione aziendale

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Figura 3: La prima e la 300esima azienda per ciascun paese analizzato

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Anche dall’analisi delle strutture di governance emergono importanti differenze, soprattutto sul ruolo che le famiglie proprietarie ricoprono all’interno dell’azienda di famiglia[3]. Per esempio, nelle grandi aziende familiari italiane oltre 1 leader su 2 è familiare, e circa 4 consiglieri su 10 sono selezionati all’interno della famiglia proprietaria. La presenza della famiglia in posizioni di leadership assume un ruolo importante anche nelle aziende tedesche (con 1 leader familiare su 3), ma osservando la composizione del CdA emerge una maggiore apertura verso il contributo di professionisti esterni nel CdA (in media, i membri della famiglia sono il 15 per cento). Tale maggiore apertura verso l’esterno emerge anche dall’incidenza di leader stranieri al vertice: se in Italia le aziende guidate da un CEO straniero sono il 6 per cento, tale percentuale sale al 18,5 in Germania.

Figura 4: Un confronto con le grandi aziende tedesche: i modelli di governo

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La maggiore apertura verso l’esterno è probabilmente una delle ragioni alla base di un CdA composto da consiglieri mediamente più giovani: l’età media delle aziende familiari italiane è pari a circa 60 anni, un dato superiore di oltre 5 anni rispetto ai CdA tedeschi (54,6).

In sintesi, se le aziende a controllo familiare sembrano essere il modello proprietario più diffuso anche in Germania, dal confronto effettuato emergono almeno due differenze: la minor presenza di aziende di grandi e grandissime dimensioni sul mercato italiano in grado di competere con i grandi player internazionali, e la maggior presenza negli organi di governo della famiglia proprietaria, più incline a gestire in prima persona l’azienda di famiglia e meno predisposta a ritagliarsi un ruolo da azionista. 

(Guido Corbetta è Direttore di Economia & Management e Professore di Strategia Aziendale presso l'Università Bocconi)
(Fabio Quarato è Research Fellow presso la Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle Aziende Familiari e docente presso l'Università Bocconi)


[1] L’Osservatorio AUB sulle aziende familiari, promosso da AIdAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), dal gruppo UniCredit, dalla Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle aziende familiari dell’Università Bocconi, dalla Camera di Commercio di Milano e da Borsa Italiana  – e avviato con la prima edizione 2009 – monitora le strutture, le dinamiche e le performance di tutte le aziende familiari Italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro.

[2] Ai fini della presente analisi sono state escluse le banche e le assicurazioni (fonte: Orbis).

[3] Per le aziende tedesche è stato considerato il consiglio di gestione quale organo di governo.

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