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Lucia Dalla Pellegrina

È sempre emergenza istruzione


Il rapporto 2016 dell’UNESCO Education for People and Planet: Creating Sustainable Futures for All offre un interessante quadro delle numerose sfide sociali, economiche e ambientali che l’economia globale dovrà affrontare nei prossimi quindici anni al fine di conseguire gli obiettivi fissati dal World Education Forum tenutosi a Incheon (Repubblica di Corea) nel maggio 2015.

Nel rapporto UNESCO, primariamente incentrato sull’interesse a diffondere l’istruzione in un’ottica di sviluppo sostenibile, viene anzitutto sottolineata la necessità di adottare nuovi approcci educativi con lo scopo di promuovere un maggiore e più capillare grado di alfabetizzazione nei paesi che presentano alto grado di povertà e forti disuguaglianze di reddito. Vengono inoltre toccati temi di portata più generale, quali il miglioramento dello stato di salute, la parità di genere e l’empowerment delle donne: fenomeni che, da un lato, possono essere esito di un più elevato livello di istruzione, e dall’altro si evolvono contemporaneamente a essa.

Si pensi, per esempio, all’opportunità di avere accesso ai servizi di base. Un miglioramento delle condizioni di igiene tipicamente comporta una riduzione delle spese legate alla salute, che a loro volta tendono a liberare risorse finanziarie per l’educazione dei figli. Istruzione significa anche acquisire adeguata consapevolezza delle misure utili a preservare la propria salute: si crea così un circolo virtuoso che può avviare verso l’uscita dallo stato di indigenza.

Questi meccanismi di interconnessione tra fenomeni legati allo sviluppo culturale ed economico sollevano due questioni di portata universale, messe in chiara luce dal rapporto.

La prima è l’appello a un coinvolgimento più costante e massiccio delle istituzioni e degli organi politici nel perseguimento degli obiettivi di diffusione dell’istruzione. L’accesso all’istruzione, infatti, è sempre più visto non soltanto come un obiettivo di crescita di lungo termine e sviluppo globale, ma soprattutto un diritto della persona, che al pari di altri diritti fondamentali va tutelato.

La seconda questione è legata agli aiuti. È auspicabile che questi ultimi, sia governativi che internazionali, consentano il raggiungimento degli obiettivi di formazione programmati per il 2030. Tuttavia, il trend degli ultimi anni non è confortante: nel 2010 si è registrato un generale picco di investimenti in istruzione seguito da un costante declino nel quadriennio successivo.

Infine, dalla lettura del rapporto si coglie una spiccata attenzione all’utilizzo di big data e ICT ai fini di migliorare la qualità del monitoraggio del processo educativo (con riferimento al Rapporto sul Monitoraggio dell’Istruzione globale (GEM)) alla luce degli obiettivi fissati per il 2030.

(Lucia Dalla Pellegrina insegna presso il Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi e Strategie di Impresa dell’Università di Milano-Bicocca)

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