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Leonardo Etro, Alberto Ghezzi

India culla di start-up

Un piano governativo ha creato le condizioni per lo sviluppo del mercato, spingendo molti investitori internazionali a concentrare i loro investimenti nel Paese

L’India sta assistendo a un’incredibile crescita di start-up ad alto tasso tecnologico, divenendo uno dei più importanti Paesi innovativi del mondo. Secondo il report rilasciato dalla Nasscom, l’associazione nazionale indiana delle aziende di software e di servizi, nel 2017 il numero di start-up indiane è cresciuto del 7 per cento rispetto al 2016, raggiungendo le 5000 start-up hi-tech. Inoltre, circa il 47 per cento delle nuove start-up nasce per offrire servizi o prodotti ad altre aziende (B2B).

Al di là dei numeri è significativa la componente umana di questa crescita: l’India sta beneficiando del ritorno di numerosi ricercatori e personale qualificato formatisi nelle migliori università europee e americane. Questa importante risorsa è attratta dalle incredibili prospettive che offre oggi il Paese in termini di crescita e opportunità di lavoro in aziende giovani e all’avanguardia nell’innovazione tecnologica.

Numerose sono ormai le start-up consolidate nei loro mercati e che stanno vivendo una crescita esponenziale. Flipkart nasce nel 2007 ed è attualmente il diretto competitor della divisione indiana di Amazon. Nel 2017, dopo una raccolta di 1,4 miliardi di dollari, ha raggiunto una valutazione complessiva di 11 miliardi di dollari.  PayTM, che nello stesso anno ha raccolto lo stesso ammontare di denaro con una valutazione complessiva di 7 miliardi di dollari, è invece una piattaforma per acquisti online sostenuta dal colosso cinese Alibaba.  Snapdeal nasce invece nel 2010 divenendo in breve tempo un sito di e-commerce per prodotti di ogni genere.  Nel campo del food è interessante la crescita di Zomato, che fornisce una guida online su 200.000 ristoranti sparsi in 35 diverse città nel mondo. Nel mercato indiano Uber deve, invece, confrontarsi con nuove realtà emergenti come Ola, un’app per prenotare passaggi, e Drive U, una piattaforma che permette di prenotare un conducente, basandosi sull’idea che agli indiani piace possedere l’auto.

La proliferazione di start-up innovative in India è legata anche a un preciso piano governativo, che ha creato le condizioni per lo sviluppo di un mercato di tali dimensioni. L’ultimo intervento governativo si chiama «Startupindia» e si concentra su tre pilastri fondamentali. Il primo pilastro si focalizza sulla semplificazione della regolamentazione intorno alle start-up, per rendere più agevole e meno oneroso l’accesso al mercato. Il secondo pilastro del piano esplica gli aiuti economici in maniera diretta, attraverso l’investimento del governo in fondi di venture capital, e in maniera indiretta attraverso una serie di benefici fiscali. Per i primi tre anni è prevista un’esenzione fiscale per la start-up, mentre per gli investitori è presente una normativa fiscale agevole riguardante i capital gain. Il terzo pilastro è incentrato nello sviluppo di numerosi hub tecnologici in partnership pubblico-privato in tutto il paese.

Le favorevoli condizioni di sviluppo per le start-up indiane hanno portato negli anni moltissimi investitori a concentrare i propri investimenti in quest’area. Diversi tipi di investitori hanno partecipato ai tanti round di finanziamento delle migliori start-up indiane. La giapponese SoftBank ha investito fino a diventare il principale finanziatore di Snapdeal e Ola, fondi come Tiger Global Management e un fondo comune di investimento di Morgan Stanley sono diventati i maggiori investitori di FlipKart. Anche i fondi sovrani hanno investito nella crescita delle start-up indiane, il Government of Singapore Investment Corporation ha finanziato la crescita della piattaforma di e-commerce ShopClues .

Ovviamente, i primi fornitori di capitali per le start-up indiane sono i fondi di venture capital. Un esempio è rappresentato dall’investimento di Unilever Ventures per 3 milioni di dollari nella start-up delle consegne a domicilio di generi alimentari Midbasket. Tra i più interessanti fondi di venture capital che si concentrano sul mercato indiano troviamo Accel Partners, IndoUS Venture Partners, Bessemer Venture Partners, Nexus Venture Partners. Tutti questi fondi sono stati i primi finanziatori delle migliori start-up indiane e hanno in comune la localizzazione geografica: Bangalore.

Bangalore rappresenta per l’India il più importante hub di creazione e sviluppo delle migliori start-up, grazie alla concentrazione dei migliori talenti indiani e a una diffusa cultura di condivisione e di aiuto reciproco. Tutti i fondi di venture capital e i migliori entrepreneurs si trovano qui rendendola di fatto la capitale dell’innovazione tecnologica indiana.

L’ India rappresenta attualmente uno dei più grandi mercati per lo sviluppo di start-up ad alto tasso tecnologico, grazie alle opportunità create dalla regolamentazione governativa agevole e soprattutto grazie alle sue risorse umane e allo spirito di condivisione che pervade gli hub tecnologici indiani.

(Leonardo Etro è SDA Professor di Finanza Aziendale e Corporate Finance and Real Estate Faculty Deputy presso la SDA Bocconi School of Management

Alberto Ghezzi è collaboratore SDA Bocconi di Corporate Finance e Manager di Madison Corporate Finance)

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