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Finché la ripresa va...


Proseguiamo la pubblicazione di contributi dal Festival città impresa di Bergamo con la sintesi dell’intervento di Francesco Daveri, docente di Macroeconomics e Direttore del programma MBA Full Time presso SDA Bocconi School of Management, al workshop organizzato da Economia & Management su Le certezze e le (tante) incertezze della ripresa italiana.

Un processo di Brexit lento e confuso, il diffondersi di spinte autonomistiche in molti Paesi europei, la minaccia ricorrente di un conflitto militare tra due potenze nucleari e, da noi in Italia, elezioni politiche ormai incombenti in un panorama di incertezza: l’elenco di eventi politici potenzialmente destabilizzanti per la ripresa economica globale è ben nutrito. Eppure, la crescita globale è data in accelerazione nel 2017-2018, e le previsioni dell’FMI sono da poco state riviste al rialzo, anche per l’Eurozona. Insomma, «nonostante tutto, l’economia va», per dirla con le parole di Francesco Daveri in occasione del suo intervento al Festival Città Impresa di Bergamo, di cui presentiamo qui una sintesi.

Nel secondo trimestre del 2017, l’Eurozona è cresciuta complessivamente del 2,3 per cento; le previsioni per il 2017 sono di un +2,1 per cento complessivo, con una leggera decelerazione nel 2018 (+1,9 per cento). Nel frattempo, il tasso di disoccupazione nell’Unione Europea ha continuato a diminuire, scendendo sotto la soglia del 10 per cento.

Andando a guardare più nel dettaglio la situazione italiana, si prevede una crescita dell’1,2 per cento per il 2017 e dello 0,9 per cento nel 2018. Negli ultimi due anni, sono ripartiti i consumi delle famiglie (+1,5 per cento nel 2016, +1,4 previsto per il 2017), ma a un ritmo inferiore rispetto alla crescita dei redditi da lavoro al netto dell’inflazione (+2,6 per cento nel 2016, +1,5 per cento previsto nel 2017): un dato che segnala una diffusa tendenza al risparmio. La ripresa dei consumi ha peraltro favorito solo la grande distribuzione organizzata: le piccole superfici hanno continuato a far segnare un dato negativo anche negli ultimi mesi.

Non è detto, però, che questa dinamica positiva sia destinata a proseguire a tempo indeterminato. Due incognite continuano a pesare, sul fronte degli scenari macroeconomici. Da un lato, se è vero che finora la Brexit non sembra aver avuto un impatto significativo sull’economia UE, né tanto meno su quella britannica, non è detto che il protrarsi della situazione di incertezza non finisca per incidere negativamente, specie nel Regno Unito; dall’altro, una fine prematura o mal gestita della politica di quantitative easing da parte della BCE potrebbe determinare un rallentamento della crescita nell’Eurozona e un aumento del costo del debito pubblico per i Paesi più indebitati (come il nostro), specie se si considera che l’inflazione nell’EU è ancora molto bassa (sotto il 2 per cento) e variabile all’interno dell’Unione.

Per il nostro Paese, più nello specifico, va tenuto conto del ruolo centrale che hanno avuto negli ultimi anni gli incentivi pubblici, sia sul lato del mercato del lavoro sia su quello degli investimenti in macchinari: se dovesse esserci uno stop improvviso agli incentivi, potrebbe manifestarsi un rischio rallentamento, se non addirittura recessione. Il profilarsi della competizione elettorale, inoltre, potrebbe indurre i partiti a fare promesse non realistiche all’elettorato, trascurando la necessità di migliorare i conti pubblici del Paese.

«Nel complesso comunque», commenta Francesco Daveri «gli scenari economici 2018 sono certamente positivi anche per l’economia italiana. Con un Pil al +1,5 per cento e un’inflazione vicina all’1 per cento, le imprese possono attendersi fatturati mediamente in crescita del 2,5 per cento, la qual cosa non avveniva da molti anni. La speranza è che la politica aiuti la ripresa, non che la faccia deragliare».

(lg)

Daveri bis