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La ripresa non si può improvvisare


Presentiamo di seguito una sintesi dell’intervento di Simona Camerano, responsabile Ricerca e Studi di Cassa depositi e prestiti, al workshop organizzato da Economia & Management su Le certezze e le (tante) incertezze della ripresa italiana al Festival città impresa di Bergamo. Si tratta del primo di una serie di articoli dedicati al Festival che verranno pubblicati nelle prossime settimane su E&MPLUS.

La ripresa in Italia c’è, ma va sostenuta e consolidata nel lungo periodo, approfittando anche di un contesto internazionale particolarmente propizio: questo il messaggio al centro dell’intervento di Simona Camerano, responsabile Ricerca e Studi di Cassa depositi e prestiti, in occasione del workshop organizzato da E&M e dedicato a Le certezze e le (tante) incertezze della ripresa italiana al Festival città impresa di Bergamo.

Il 2017 si è caratterizzato, a livello globale, per una dinamica positiva non solo del PIL aggregato, ma anche degli investimenti e del commercio internazionale, con quest’ultimo che nell’ultimo anno è tornato a crescere più del prodotto. A testimoniare il clima di fiducia c’è anche la crescita dei mercati azionari, su cui si registra una tendenza ad assumere maggiori rischi da parte degli investitori.

In questo quadro globale, il 2017 è stato il quarto anno di crescita consecutiva del nostro Paese. Tra le determinanti della crescita, hanno assunto un peso rilevante sia la dinamica positiva dei consumi sia quella degli investimenti. Alla base della resilienza del sistema italiano sembrano esserci in particolare la ricchezza finanziaria e i livelli di indebitamento comparativamente bassi delle famiglie italiane. A livello settoriale, resta centrale il ruolo dell’industria manifatturiera (l’Italia si conferma il secondo Paese in Europa per valore aggiunto del settore manifatturiero, dietro solo alla Germania) e dell’export.

Tuttavia, permangono alcuni fattori di debolezza strutturale che potrebbero compromettere il consolidamento della ripresa italiana: da un lato, il peso del debito pubblico, superiore al 130 per cento del PIL e il terzo al mondo per dimensioni complessive; dall’altro, i bassi livelli di produttività, il cui recupero dovrebbe rappresentare un focus prioritario della politica economica.

Sul piano degli investimenti, dopo una riduzione complessiva di circa il 27 per cento tra il 2007 e il 2016, gli ultimi due anni hanno visto una ripresa del comparto privato, mentre gli investimenti pubblici hanno continuato a calare.

Nel privato, da un punto di vista settoriale, il trend è positivo per quel che riguarda macchinari e mezzi di trasporto, mentre la ripresa è appena accennata nelle costruzioni. I livelli di investimento per addetto restano molto differenti tra le aziende medio-grandi (in ripresa già dal 2013 in avanti) e le microimprese con meno di 10 addetti, che ancora tra 2013 e 2015 facevano segnare un trend negativo e che pure assorbono il 47 per cento del totale degli occupati in Italia.

Non accennano a ripartire, invece, gli investimenti pubblici, anche in ragione dei vincoli di bilancio che sono gravati sugli enti locali. Gran parte della spesa della PA si caratterizza ormai come spesa corrente, mentre la capacità degli enti locali di assumere nuovo debito è crollata (-3,5 miliardi di euro di nuovi prestiti e mutui tra il 2007 e il 2016).

Infine, il sistema bancario si è contraddistinto da un lato per una spinta al rialzo dei depositi (+4,5 per cento su base annua nell’agosto 2017), dall’altro per una dinamica sostanzialmente stagnante degli impieghi alle imprese, specie se confrontata col resto dell’Eurozona. Le sofferenze lorde sono calate, mentre resta aperta la questione dei Non-Performing Loans, che rappresentano circa il 12,2 per cento del totale dei prestiti delle banche italiane (media UE =4,4 per cento) e sono particolarmente concentrati nel settore delle costruzioni (28 per cento).

Dato questo quadro di luci e ombre, come può quindi il nostro Paese porre le basi per una crescita nel lungo termine? «Noi vediamo questo momento come particolarmente importante per l’economia italiana perché si registrano i primi segnali di una crescita continuativa», osserva Simona Camerano. «Ma perché questa crescita sia di lungo periodo bisogna assolutamente promuovere il consolidamento degli investimenti produttivi, sia quelli delle imprese, sia quelli in infrastrutture, di origine sia pubblica sia privata, che sono in grado di avere un impatto positivo sulla ripresa della domanda e sulla competitività del Paese. Per sostenere gli investimenti bisogna promuovere una corretta programmazione, utilizzando al meglio le risorse pubbliche disponibili e attivando quanto più possibile le risorse private».

(lg)

Simona camerano ok