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Redazione

Work & well-being: questione di leadership


Un webinar E&M su come costruire giorno per giorno il benessere di chi lavora in azienda

Cosa vuol dire stare bene in azienda? Che impatto ha il benessere dei lavoratori sulla performance complessiva di un’impresa? E in che modo un leader può contribuirvi? Sono queste alcune delle domande a cui il webinar Work & well-being: questione di leadership, a cura di Beatrice Bauer, trasmesso online su E&MPLUS e ora disponibile in webcast integrale online per gli abbonati della rivista, ha cercato di dare una risposta.

Nei contesti aziendali, è ancora molto diffusa l’idea che stare bene sul posto di lavoro significhi essere rilassati – e quindi lavorare meno. In realtà stare bene in azienda vuol dire anche garantire una performance più elevata, contribuendo così a far funzionare meglio l’impresa. Se è vero che fino a un certo livello lo stress determina un miglioramento della performance, è altrettanto vero che l’energia delle persone è limitata, per cui oltre una determinata soglia di tensione le prestazioni si abbassano notevolmente, fino anche a un crollo fisico e psicologico. Questo significa che è necessario consentire a chi lavora di impiegare al meglio le energie a propria disposizione: compito dei leader è quello di creare un ambiente in cui ciò sia possibile, in cui le persone siano motivate a dare il meglio.

Una capacità fondamentale che chi lavora deve poter sviluppare è quella della resilienza allo stress, alle situazioni di crisi. Essere resilienti significa essere capaci di superare crisi e difficoltà in maniera rapida, non ignorandole, bensì affrontandole in maniera adeguata. La resilienza degli individui si costruisce nei momenti di successo, di soddisfazione: vale a dire, quando hanno la percezione di fare qualcosa che sia soddisfacente e coerente con i loro valori. Come ha sottolineato nel suo intervento Julian Troian, HR Director e Chief Happiness Officer di Etix Everywhere: «Se noi riusciamo a far in modo che ogni persona possa essere la migliore versione di se stessa in azienda, allora anche l’azienda sarà la migliore versione di se stessa».

Uno dei fattori cruciali per il benessere di chi lavora in azienda è rappresentato dal rapporto coi capi, che pure molto spesso è ritenuto problematico o fonte di stress: a essere percepiti come particolarmente nocivi, stando ad alcune survey, sono soprattutto il mancato riconoscimento del lavoro svolto e il ricevere critiche ingiustificate. La capacità dei leader di costruire un rapporto positivo con i propri collaboratori passa anche dal saper riconoscere e valorizzare in modo adeguato il contributo di ciascuno: basti pensare che, secondo alcuni studi, se il feedback valutativo dato ai dipendenti a fine anno punta più sugli aspetti positivi che su quelli negativi, si registra un miglioramento significativo della performance aziendale – con un beneficio tanto per gli individui quanto per l’azienda. Per dirla con le parole di Giulio Cesareo, Founder & CEO di Directa Plus SpA, è necessario un approccio alla leadership centrato sull’empowerment dei collaboratori: «Empowerment significa prendere atto che le persone, con le loro competenze e la loro voglia di fare, possono mirare a un successo personale che sia coerente con quello dell’azienda».

A venire in soccorso dei leader che vogliano puntare a migliorare il benessere di chi lavora in azienda oggi non ci sono soltanto gli insegnamenti della psicologia, ma anche quelli delle neuroscienze. Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno contribuito a dimostrare con sempre più forza il valore delle emozioni positive nei contesti aziendali. Come ha sottolineato nel suo intervento Nicola De Pisapia, ricercatore all’Università di Trento e CSO di Neocogita: «Il cervello umano è un organo altamente plastico: si trasforma fortemente a seconda delle cose che vengono fatte durante la giornata e del proprio stile di vita». Questo significa che è possibile allenare e potenziare alcune funzioni cognitive. Per i leader, è di grande importanza la consapevolezza, cioè avere ben presente quali sono i propri lati positivi e negativi, specie nell’ambito emotivo e relazionale. Questa consapevolezza è fondamentale per riuscire a entrare in sintonia con i sentimenti dei collaboratori, in modo da poterli indirizzare verso il successo di gruppo.

L’influenza dei leader, d’altro canto, si estende al di là della vita lavorativa dei propri collaboratori, finendo per avere un impatto anche sulla loro vita privata. Come ha sottolineato Laura Baruffaldi, ricercatrice post-doc presso il centro ICRIOS dell’Università Bocconi, «c’è un continuo dialogo tra la sfera privata e la sfera professionale. Quando attraverso questo dialogo si hanno output positivi, si parla di enrichment: l’arricchimento sperimentato dagli individui quando c’è un trasferimento di competenze, stati d’animi positivi da un contesto all’altro». Il ruolo dei leader è quindi un ruolo di responsabilità: non solo nei confronti dei propri collaboratori e del loro benessere, ma anche nei confronti di se stessi. 

(lg)

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