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Redazione

Autodisciplina, chiave del successo aziendale


Sono ormai quasi vent’anni che le società quotate italiane si sono dotate di un codice di autodisciplina, volto a incentivare la diffusione delle best practice a livello di corporate governance. Un simile intento di miglioramento dei processi decisionali e di governo societario è ora al centro della proposta di un Codice di autodisciplina per le società a controllo familiare non quotate, promossa dall’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (AIDAF) insieme alla cattedra AIDAF-EY di strategia delle aziende familiari dell’Università Bocconi. Il Codice, che è stato presentato il 23 maggio presso l’Università Bocconi, verrà varato ufficialmente in occasione del prossimo convegno AIDAF 2017.

Come ha sottolineato Piergaetano Marchetti, una delle funzioni principali del Codice è quella di acclimatare le imprese familiari di maggiori dimensioni non ancora quotate ai requisiti che la quotazione in borsa impone sul piano della trasparenza e dei processi di governance; in quest’ottica, il Codice è stato concepito tenendo ben presenti i criteri che ispirano il suo omologo rivolto alle società quotate, in modo tale da stabilire dei principi di coerenza e proporzionalità tra i due. Un secondo contributo importante che può arrivare dal Codice è quello di fungere da certificazione della qualità della governance aziendale per quelle imprese non quotate che esportano molto all’estero. Per le imprese di dimensioni più piccole, il Codice può fungere da utile bussola nella gestione dei processi di passaggio generazionale, contribuendo a sciogliere il nodo di chi debba essere chiamato a guidare l’impresa; inoltre, il Codice può aiutare a tracciare con maggiore chiarezza una distinzione tra proprietà personale della famiglia e patrimonio dell’impresa controllata. Ovviamente, il Codice non deve tramutarsi in un fardello per le imprese che lo adotteranno, bensì dovrà rappresentare un vincolo virtuoso, punto di partenza per la definizione di criteri chiari e trasparenti di gestione aziendale che le imprese aderenti si impegneranno a rispettare.

Tra i vari criteri previsti dal Codice – che, come hanno evidenziato Alessandro Minichilli e Maria Lucia Passador, è il frutto anche di un’attenta analisi comparata degli equivalenti già in vigore nei diversi paesi europei – vi è quello di una maggiore apertura all’esterno dei Consigli di Amministrazione. Il CdA, nella prospettiva adottata dal Codice, deve diventare a tutti gli effetti un centro decisionale all’interno dell’impresa, in cui non sia rappresentata solo la famiglia, ma anche membri esterni e indipendenti. I benefici di una simile configurazione della governance aziendale sono tangibili: per esempio, come ha messo in luce Guido Corbetta, secondo i dati dell’Osservatorio sulle aziende familiari le aziende che hanno un CdA aperto verso l’esterno sono molto più di frequente protagoniste di operazioni di acquisizioni rispetto a quelle che hanno un CdA puramente familiare.

È proprio facilitare la crescita dimensionale delle aziende italiane, nell’ottica anche di una maggiore competitività a livello internazionale, uno degli obiettivi di fondo che il Codice si propone, secondo la presidente di AIDAF Elena Zambon. Adottare un Codice di questo tipo, inoltre, può incentivare top manager di talento che attualmente lavorano all’estero a prendere in considerazione un incarico nel nostro paese: avere una governance ispirata a principi chiari e trasparenti rappresenta nel contesto attuale una conditio sine qua non per essere in grado di attrarre le migliori professionalità all’interno della propria azienda.

(lg)

Codice Autodisciplina (2)