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Innovazione e sharing economy tra minacce e opportunità


rettoreSe l’esistenza di un rapporto tra innovazione e crescita, tanto a livello micro quanto a livello macro, è riconosciuta da molti decenni, l’ondata di innovazione più recente, legata all’affermarsi delle nuove tecnologie digitali, presenta dei tratti di forte originalità. La diffusione di social media, device mobili connessi alla Rete e cloud computing ha infatti portato alla creazione di piattaforme digitali demand-friendly che rivoluzionano il rapporto tra produttori e consumatori. Un altro aspetto della disruption in corso riguarda il processo stesso di innovazione: mentre in passato questo si era connotato per livelli di specializzazione crescenti, richiedendo alti livelli di investimento in R&D concentrati in singole aziende o settori, le nuove tecnologie rendono possibile una maggiore diffusione e condivisione dell’innovazione, sia da un punto di vista geografico, sia da un punto di vista settoriale. Sono queste alcune delle tendenze di fondo della sharing economy tratteggiate dal Rettore dell’Università Bocconi Gianmario Verona in occasione del Subscribers Talk di E&M dedicato a Innovazione e sharing economy tra minacce e opportunità, moderato dal Direttore Guido Corbetta e di cui presenteremo prossimamente anche una sintesi video.

Le nuove aziende della sharing economy presentano una struttura interna del tutto originale. In molti casi, per esempio, non è presente una funzione produzione in senso tradizionale: si pensi al caso di Alibaba, la più grande piattaforma di e-commerce al mondo, che non possiede alcun negozio fisico di proprietà. Anche sul versante marketing, la digitalizzazione ha rivoluzionato le logiche classiche, consentendo di generare esternalità positive di proporzioni inedite: il caso simbolo è WhatsApp, servizio che è riuscito a raggiungere 500 milioni di utenti nel giro di appena quattro anni. Sotto il versante finanziario, le aziende che hanno saputo mettere a frutto con successo le opportunità aperte dalla digitalizzazione, come Google, sono riuscite a raggiungere nel volgere di poco più di un decennio ordini di grandezza straordinari.

banziUn’azienda che ben rappresenta il modo in cui le nuove tecnologie possono contribuire attivamente a creare una nuova platea non solo di consumatori, ma anche di produttori creativi è Arduino. Come spiega il co-founder Massimo Banzi, l’idea alla base di Arduino è quella di semplificare le tecnologie complesse, rendendole semplici da maneggiare e consentendo a chiunque, anche se digiuno di conoscenze informatiche o ingegneristiche, di utilizzarle creativamente. A oggi, Arduino ha venduto 6,5 milioni di schede hardware ufficiali, cui vanno aggiunte le innumerevoli versioni modificate dagli utenti, mentre la community abbraccia oltre 25 milioni di persone, che contribuiscono costantemente ad aggiornare la libreria di programmi applicativi disponibili: Arduino abbraccia infatti la filosofia open source sia sul versante hardware che su quello software, basando il proprio modello di business sulla vendita di schede ufficiali, sulle partnership stabilite con le grandi aziende del settore e su attività di tipo educational.

ciprianiLa prospettiva di aprire il mercato a nuovi attori è alla base anche della nascita di Alibaba, l’online marketplace fondato da Jack Ma per consentire anche a piccole e medie aziende cinesi di vendere i propri prodotti in tutto il paese, nell’ottica to make it easy to do business everywhere. Oggi il sistema Alibaba comprende piattaforme marketplace sia B2B, sia B2C, sia C2C, numerose società di servizi digitali (inclusi lo streaming di video e il cloud), e un sistema di pagamento dedicato, Alipay, che si basa sulla telefonia mobile e che lo scorso anno ha registrato più transazioni di Mastercard. Attualmente sulle piattaforme di Alibaba sono attivi 11 milioni di aziende, 440 milioni di clienti, con oltre un miliardo di prodotti in vendita. Le vendite realizzate tramite Alibaba si traducono nella spedizione, in media, di 42-45 milioni di pacchi al giorno. Nel 2016, l’azienda ha iniziato ad aprire filiali all’estero, nell’intento di proporsi come un gateway per l’accesso al mercato cinese da parte di produttori occidentali: come evidenzia il Managing Director Italy, Spain, Portugal & Greece Rodrigo Cipriani Foresio, l’Italia è all’avanguardia di questo processo, con oltre 150 flagship store aperti da aziende del nostro paese nei marketplace dedicati.

stifanelliFacilitare nuove forme di incontro tra domanda e offerta è anche il principio sottostante Airbnb, il marketplace online che mette in contatto chi deve viaggiare con privati disposti ad affittare stanze nei propri appartamenti (gli host). L’azienda, fondata nel 2008 negli USA, è oggi presente in 191 paesi, e ha mediamente oltre 3 milioni di annunci online; l’Italia rappresenta il terzo mercato al mondo in termini assoluti per Airbnb, con circa 250.000 annunci online, un giro di affari complessivo generato di 3,4 miliardi di euro e un ricavo medio per host di 2300 euro l’anno. Grazie ad Airnbnb, osserva il Country Manager per l’Italia Matteo Stifanelli, per chiunque diventa possibile ricavare un reddito dalla proprietà immobiliare in maniera sicura grazie al sistema delle review, che incentiva inoltre l’interazione sociale tra chi viaggia e gli host.

Di fronte all’emergere di questi nuovi attori, le imprese tradizionali sono chiamate a una riflessione profonda sulla propria struttura e sul proprio modo di fare business. Le nuove aziende della sharing economy non sono solo dei competitor in grado di sconvolgere modelli di business consolidati, ma possono rappresentare «facilitatori» che consentono di allargare il proprio raggio d’azione, come testimonia il grande successo del primo produttore vinicolo italiano che ha utilizzato Alibaba per entrare nel mercato cinese, o partner con cui sviluppare assieme nuove forme di innovazione, come dimostra il rapporto stabilito da Arduino con Intel. L’impatto complessivo determinato dall’avvento della sharing economy a livello macro è da verificare, ma, almeno in alcuni settori, sembra che questa possa portare a un’espansione complessiva del mercato, attivando una capacità produttiva inutilizzata e abilitando una domanda residuale che altrimenti non verrebbe soddisfatta: un buon esempio ne è il boom di prenotazioni registrate via Airbnb a Milano durante Expo 2015, quando l’offerta delle strutture ricettive tradizionali era del tutto satura. 

(lg)

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