Report

Silvia Colombo

La leggerezza delle decisioni reversibili


Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, è stato il Keynote Speaker della seconda edizione di Bocconi #StartupDay

I riflettori di Bocconi #StartupDay si sono accesi quest’anno su una cinquantina di start-up che hanno partecipato ai vari momenti dell’iniziativa. Una compagine vivace ed eterogenea, all’interno della quale si è inserita virtualmente una start-up molto speciale: quella fondata da Diego Piacentini, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, con la missione di rendere più semplice e diretto il rapporto tra istituzioni e cittadini attraverso le tecnologie.

Diego Piacentini, bocconiano, ha vissuto la rivoluzione digitale da pioniere e da protagonista: dal 1987 al 2000 alla Apple, dove divenne General Manager Europe nel 1997, l’anno della svolta con il ritorno di Steve Jobs; e poi in Amazon per 16 anni, al fianco di Jeff Bezos nell’Executive Team di Seattle, fino a ricoprire la carica di Senior Vice President dell’International Consumer Business, con la responsabilità di tutta l’attività retail in Asia e in Europa.

Da qualche mese è tornato in Italia per raccogliere una sfida difficile: riconfigurare la relazione fra Pubblica Amministrazione e utenti (imprese e cittadini) attraverso l’architettura digitale, un ponte in grado di ridurre tempi, attese, duplicazioni e ostacoli burocratici di vario genere – il cosiddetto red tape – che così tanto penalizzano la nostra produttività, nonché la nostra capacità di attrarre investimenti dall’estero.

Ha impostato il suo lavoro da start-upper, cercando di arruolare talenti con spiccate competenze tecnologiche per comporre il team che lo aiuterà a costruire e far funzionare la nuova architettura digitale del paese. Per farlo, ha lanciato un vero e proprio manifesto in 10 punti, che declinano i principi che ispirano l’attività del team: dalla tutela di sicurezza e privacy, alle tecnologie open source, alla totale trasparenza dell’attività che la squadra svolgerà.

Nel suo intervento a #StartupDay, Piacentini si è in parte rifatto a tali principi, ma soprattutto ha indossato i panni del mentore di start-up, fornendo consigli pratici ai giovani imprenditori presenti e un monito schietto: «molti di voi tra due anni non saranno più sul mercato, perché il fallimento è insito nel mondo delle start-up».

La squadra

L’impresa che nasce ha bisogno di portare a bordo le migliori competenze rispetto al tipo di business che vuole lanciare. Plasmare la squadra è un compito essenziale dello start-upper.

Se si propone di trasformare radicalmente il settore competitivo in cui andrà a operare, è meglio evitare di attingere da quel medesimo settore, perché chi proviene dagli incumbent è normalmente prigioniero di schemi ereditati dal passato e poco propenso all’innovazione.

Dovrà dotarsi di competenze tecnologiche solide, di persone che padroneggino le dimensioni quantitative e che sappiano elaborare modelli complessi, perché il business di oggi non può prescindere dall’analisi e dall’interpretazione dei dati.

Dovrà scegliere un team eterogeneo, in cui le persone abbiano la capacità di sfidarsi e di confrontare prospettive diverse, facendo prevalere l’autorevolezza sull’autorità.

Dovrà farsi scegliere dai migliori, e quindi saper evidenziare le caratteristiche principali che rendono attrattiva la propria impresa.

L’idea imprenditoriale

È il vero asset della nuova impresa. L’imprenditore deve esserne sufficientemente orgoglioso da difenderla con testardaggine, anche quando gli esperti – o presunti tali – esprimono perplessità.

Meglio poi dedicare più tempo e più cura alla definizione della business idea e del suo potenziale innovativo e meno alla costruzione del business plan, perché gli investitori si convincono soprattutto grazie alla prima.

Le decisioni

Dividere le decisioni tra irreversibili e reversibili. Sulle seconde, alleggerire il processo di decision making, avere il coraggio di ammettere eventuali errori e di correggere in corsa. Sulle prime assoluta meticolosità in termini di tempo, attenzione e profondità di esplorazione, coinvolgendo anche personalità esterne all’impresa.

Per valutare la bontà delle decisioni è necessario padroneggiare le metriche e le ramificazioni dell’albero decisionale: definire la soglia di soddisfazione rispetto a un obiettivo e comprendere attraverso quali leve tale soglia viene raggiunta.

Il team building

Il team che si dedica a lanciare una nuova impresa è spesso sottoposto a ritmi di lavoro incalzanti e pressioni notevoli. Il consiglio di Piacentini per allentare le tensioni e favorire il confronto costruttivo su argomenti che non siano l’operatività quotidiana è il book club: scegliete un libro interessante e discutetelo con la squadra.

Un libro consigliato a tutti per questo esercizio è The Black Swan, di Nassim Taleb, che nel 2007 spiegò al mondo il potenziale impatto dell’altamente improbabile, e di cui Piacentini cita tra gli insegnamenti il tranello del confirmation bias, ossia la tendenza a dar maggior credito a ciò (informazione, dato, scenario) che conferma le nostre certezze pre-esistenti.

 

A giudicare dagli applausi ricevuti, Diego Piacentini e i suoi consigli hanno convinto gli oltre duecentocinquanta presenti.

In platea sedevano moltissimi studenti della Bocconi, affascinati e ispirati dai consigli e dalla storia di un talento italiano che è stato tra gli artefici del successo di una delle aziende simbolo della rivoluzione digitale, e che nella Silicon Valley è stato contaminato anche dal dovere morale del give back: restituire a coloro che ti hanno aiutato a diventare quello che sei. Non è un semplice gesto filantropico, ma una dimostrazione di gratitudine e una potente iniezione di fiducia nel futuro: dei giovani e del paese.

Verona StartupDay

piacentini