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Redazione

Successione vincente: la ricetta è servita


In Italia, le aziende familiari rappresentano oltre l’85 per cento del totale e pesano per il 70 per cento in termini di occupazione. Quello del passaggio generazionale è quindi un nodo cruciale, che gran parte delle imprese si troverà prima o poi a dover affrontare - eppure, solo una minoranza lo fa per tempo, con quella pianificazione che è indispensabile per garantire un ricambio al vertice di successo. È a partire da queste premesse che Economia & Management ha promosso, in occasione del Festival Città Impresa di Vicenza, l’incontro «Ingredienti per una successione vincente»: introdotti dal Direttore Guido Corbetta, i tre imprenditori Mauro Fanin (Presidente di Cereal Docks), Federico Visentin (AD Mevis) ed Elena Zambon (Presidente del Gruppo Zambon e di AIdAF) hanno portato le loro esperienze dirette su come gestire al meglio i processi di passaggio generazionale nelle aziende.

La responsabilità dei fondatori

Dal punto di vista di un imprenditore di prima generazione come Mauro Fanin, preparare per tempo la successione al vertice aziendale è una responsabilità sentita: l’azienda è non solo un bene familiare, ma anche un bene comune, che crea lavoro e ricchezza; è importante quindi garantire continuità nel tempo, coinvolgendo le giovani generazioni nella gestione, ma anche cercando di capire come cambiano le esigenze dell’azienda man mano che questa cresce e che si modifica il contesto in cui opera. Il tema del passaggio generazionale si lega a quello degli assetti di corporate governance, all’opportunità di avviare processi di managerializzazione all’interno dell’azienda familiare e di aprirla verso l’esterno. Per quanto il futuro sia dei giovani, infatti, non bisogna dimenticare che molto spesso il contributo più prezioso può arrivare proprio dai collaboratori con una lunga esperienza alle spalle, dalle «persone coi capelli grigi».

L’importanza della leadership

Tre elementi, ben distinti ma connessi tra loro, vanno sempre tenuti presenti quando si parla di passaggio generazionale, secondo Federico Visentin: la famiglia, la proprietà e la gestione. Per garantire una governance solida, è importante che responsabilità e ruoli siano chiari, e che vi sia una leadership forte. Il processo di ricambio al vertice va quindi gestito con cura, su due versanti: da un lato facendo sì che chi lascia non si senta messo da parte e trovi nuove sfide da affrontare anche fuori dall’impresa; dall’altro, introducendo meccanismi efficaci e condivisi per scegliere chi prenderà il timone dell’azienda quando sarà il momento. Si tratta, evidentemente, di processi complessi, che richiedono tempi lunghi e che portano con sé una forte carica emotiva, anch’essa da gestire con la dovuta cura.

Tenere viva la founder’s mentality

Rispetto alle public companies, osserva Elena Zambon, le aziende familiari possono far leva su una risorsa unica: la presenza, al proprio interno, di un know-how familiare, di talenti da coltivare, far emergere e responsabilizzare al momento opportuno, in una prospettiva che non è quarter-by-quarter, bensì di lungo periodo. Per preparare la successione, è importante che i giovani possano fare esperienze in altre aziende, in Italia e all’estero, in modo da allargare i propri orizzonti. Ma soprattutto, anche una volta che il fondatore avrà passato loro il testimone, è fondamentale che, tanto nell’azienda quanto nella famiglia, venga costantemente alimentato lo spirito imprenditoriale delle origini: quello spirito di servizio, quella generosità che sono un tratto tipico dei leader.

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