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Locomotive d'Italia

Non sarà tutto oro quello che luccica, ma non siamo neanche nella notte in cui tutte le vacche sono nere: nei distretti industriali italiani, più dinamici delle aree non distrettuali, si va affermando una nuova generazione di medie imprese che fanno da locomotive alla (timida) ripresa italiana e che, con una spinta dimensionale, potrebbero crescere ancora di più. È questo il quadro disegnato da Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, che ha presentato al Festival Città Impresa i risultati di un’indagine realizzata proprio in occasione dell’evento vicentino.

«Nel triennio 2013-2015 – ha evidenziato De Felice – i distretti italiani, che hanno quasi totalmente recuperato quanto perso durante la crisi (tra il 2008 e il 2014 ‑0,5 per cento di fatturato contro il ‑5,9 per cento delle aree non distrettuali) hanno battuto nettamente la concorrenza tedesca, come mostra l’evoluzione delle esportazioni, cresciute del 13,6 a fronte di un 2,7 dei settori distrettuali tedeschi». I punti di forza oltre alla capacità di esportazione? Investimenti diretti esteri, registrazione di brevetti e marchi.

Figura 1. Dinamica della produttività nei distretti 2008-2014

(valore aggiunto e costo del lavoro per addetto; migliaia di euro; valori mediani)

De Felice redux 1

Fonte: ISID (Intesa Sanpaolo Integrated Database)

«Nei distretti – prosegue De Felice – le medie imprese che vanno emergendo crescono di più di quelle al di fuori dei distretti, sia per fatturato che per produttività (Figura 1 e 2) e anche la loro redditività è migliore (+1 per cento di ROE e +0,2 di ROI vs. il ‑0,6 delle altre extra distretti, sempre tra 2008 e 2014). Spiccano in particolare 140 medie imprese, con EBITDA margin superiore al 5 per cento e con una significativa crescita di fatturato e addetti nel periodo considerato (2008-14)».

Figura 2. Evoluzione del fatturato nei distretti 2008-2014

(var. % a prezzi correnti; valori mediani)

De Felice redux 2

Fonte: ISID (Intesa Sanpaolo Integrated Database)

Il 60 per cento circa delle medie imprese locomotive sono in Veneto, circa il 20 per cento in Toscana e il 10 per cento circa in Lombardia e Emilia Romagna. Rappresentate anche Campania e Piemonte. Crescono all’estero, soprattutto nei mercati in cui sono presenti da tempo (il 97 per cento), ma non trascurano il mercato interno (il 96 per cento in crescita). Le principali leve sono nuovi prodotti e certificazioni, anche se la spinta è data anche da investimenti diretti e brevetti.

Tutto bene, quindi? In verità, l’indagine evidenzia che le locomotive d’Italia crescono soprattutto per linee interne e sottolinea che una maggiore frequentazione del campo del M&A potrebbe contribuire a farle viaggiare sui binari dell’alta velocità (di crescita). La questione dimensionale rimane quindi aperta e – secondo De Felice – «è una precondizione per aumentare la proiezione internazionale e innovare di più».

Dimensione chiama struttura finanziaria e qui si rallenta. Cosa ne pensa di questo scenario il direttore di E&M Guido Corbetta? «La ricerca di Intesa, così come i dati dell’Osservatorio AUB della Bocconi, confermano che è in atto una mutazione genetica delle imprese vincenti in Italia. Alcuni grandi gruppi non ci sono più, altri hanno venduto a competitori stranieri. Ma nel frattempo si sono sviluppate tante imprese di dimensioni oggi medie che potrebbero trascinare il paese verso un nuovo periodo di crescita. E alcuni strumenti come il programma Elite di Borsa italiana, il Fondo Italiano di Investimento, il Fondo Strategico potrebbero servire allo scopo. Così come l’intervento di molti fondi di private equity oggi tornati a investire con decisione sul mercato italiano».

(OM) 

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