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Valter Conca

Crediti deteriorati: nascita di un mercato?


Si può parlare di un mercato dei crediti deteriorati? Quali sono i rischi e le opportunità a esso associati? Al tema è stata dedicata un’indagine del Laboratorio Private Equity & Finanza per la Crescita di SDA Bocconi School of Management e di Duke&Kay, i cui risultati sono stati presentati in occasione del convegno Dimensioni e profili del mercato dei NPLs corporate, organizzato presso SDA Bocconi. La ricerca, che ha coinvolto sia fondi di investimento sia banche, ha consentito di far luce sulle dimensioni, sulle opportunità e sui rischi del mercato dei Non Performing Loans (NPL) «corporate», segmentato per sofferenze, incagli, e crediti ristrutturati.

Il punto di vista di compratori e venditori

Un primo elemento significativo riguarda l’interesse degli operatori finanziari verso i NPL. Dai dati rilevati è infatti emerso che:

  • degli 83 fondi di investimento intervistati, un terzo:
    • si è dichiarato interessato a operare nel mercato dei NPL corporate, esprimendo preferenze per le aziende di taglio medio-grandi attive nel manufacturing;
    • è disponibile non solo a comprare il debito bancario al giusto prezzo, ma anche a iniettare nuova finanza nell’azienda;
    • si aspetta ritorni sull’investimento intorno al 15-20 per cento l’anno;
  • delle 15 banche intervistate, quelle che hanno risposto:
    • confermano di avere già eseguito operazioni di cessione NPL, inerenti principalmente portafogli retail e immobiliari;
    • si dichiarano molto interessate a effettuare operazioni nel mercato NPL corporate;
    • tra le operazioni portate a termine, specialmente in ambito debiti ristrutturati, confermano che hanno avuto successo quelle che hanno messo in atto un cambio di governance.

Queste informazioni sono state confrontate con le elaborazioni dei dati relativi ai crediti deteriorati forniti da Banca d’Italia e Cerved. In particolare, sono stati presi in esame sofferenze, incagli e debiti ristrutturati (secondo le classificazioni vigenti) per segmentarli rispetto a:

  • area geografica di appartenenza dell’azienda;
  • settore di attività;
  • dimensione del debito;
  • correlazione con le procedure concorsuali presenti nei 104 tribunali fallimentari italiani;
  • ruolo degli advisor nel processo di risanamento aziendale. 

Sulla base di questi dati, è stata tracciata una mappa di un possibile mercato dei NPL in Italia.

Quanto valgono le sofferenze, gli incagli, i crediti ristrutturati

In Italia, accanto al mercato tradizionale delle sofferenze (che vale circa 200 mld lordi e sarà probabile oggetto delle classiche tecniche di cartolarizzazione, eventualmente integrate dai recenti interventi normativi) ne esiste un altro molto interessante per l’economia del paese, ovvero il segmento dei NPL corporate, che ammonta a circa 135 mld lordi. I crediti appartenenti a questo segmento presentano poi un’ulteriore partizione, che fa riferimento alla «qualità» del credito.

Il dettaglio non è irrilevante poiché il mercato dei NPL corporate è costituito da:

  • incagli (lordi 84 mld), rispetto ai quali la «speranza» di recupero è più rilevante;
  • ristrutturati (18 mld), per i quali sono già in vigore accordi con gli istituti bancari che possono portare a un risanamento del debitore.

Affinché il potenziale insito in queste cifre possa realizzarsi, è però necessario superare una serie di ostacoli che attualmente si frappongono compravendita.

Un mercato in fieri?

La compravendita dei NPL è un argomento che nelle ultime settimane ha influenzato il corso borsistico delle banche ed è al centro dell’agenda del governo per le iniziative volte ad attivare la ripresa economica.

Negli ultimi mesi si sono infatti costituti vari fondi specializzati che, sotto l’occhio vigile di Banca d’Italia, hanno proposto diverse tecniche per gestire i crediti deteriorati delle banche. In questo senso si è anche attivato il governo, sia con iniziative specifiche, per esempio la «garanzia di stato» criticata da Bruxelles, sia con iniziative di sistema, come l’aggiornamento della legge fallimentare e le agevolazioni fiscali.

Se è vero che alcune compravendite sono state completate, i numeri sono ancora troppo limitati per poter dichiarare l’avvio di un mercato NPL corporate, specie per quel che riguarda fondi di turnaround che mirano ad interventi di salvataggio e di ripresa della continuità aziendale anche attraverso l’iniezione di nuova finanza.    

Il problema principale è rappresentato dal divario bid-ask: le posizioni di fondi compratori e banche venditrici appaiono ancora distanti. Al fine di chiudere il gap tra domanda e offerta, il governo sta studiando modalità che possano rendere meno aleatorie le aspettative di recupero e soprattutto anticipare i tempi di recupero dei crediti dubbi.

Con la nascita di questo mercato, banche e fondi possono creare un circolo virtuoso che: 

  • libera le banche dai crediti deteriorati, permettendo nuove erogazioni a favore dell’economia, e sostenendo quindi il rilancio del paese;
  • allevia le imprese dai debiti, consentendone il rilancio, anche grazie all’ingresso di finanza fresca dagli investitori;
  • salvaguarda i posti di lavoro e quindi la capacità di consumo dei lavoratori.

Per quel che concerne le attese di rendimento degli investitori, dalla ricerca SDA-Duke & Kay emerge un ritorno minimo intorno al 15 per cento, necessario per compensare il premio per il rischio insito nell’operazione.

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