Articolo 3

20/12/2017

Zenia Simonella

Si comincia fin da piccoli


Sulla pagina di Economia & management Plus abbiamo letto qualche giorno fa che «gli uomini con meno di 40 anni sono significativamente più sensibili dei loro colleghi più anziani rispetto a temi quali il congedo parentale e gli asili nido aziendali. Questa maggiore attenzione si registra sia tra gli uomini con figli sia tra quelli che non ne hanno, a dimostrazione del fatto che quello in atto è un vero e proprio cambiamento culturale. Nello specifico, i lavoratori maschi più giovani sembrano aver abbracciato un modello di condivisione paritaria delle responsabilità lavorative e genitoriali in famiglia, prendendo in considerazione anche un eventuale impiego part time e la necessità di organizzare meeting di lavoro in orari maggiormente compatibili con la vita extra-lavorativa dei collaboratori».

Questo risultato è in parte confermato dalle statistiche ISTAT che abbiamo a disposizione.

Nel rapporto del 2014 si legge che rispetto al 2009 il tempo dedicato al lavoro familiare da parte degli uomini è aumentato: tale aumento è però di piccola entità, anche se superiore rispetto agli incrementi degli anni precedenti. Come recita il rapporto «anche l’indice di asimmetria del lavoro familiare scende per la prima volta nel 2014 sotto il 70 per cento: si attesta al 67,3 per cento dal 71,9 per cento del 2009».

Tuttavia il divario resta. Per esempio se analizziamo più a fondo l’asimmetria tra i generi ci accorgiamo che essa diminuisce nelle attività di cura dei figli (alcune attività: per esempio, nel gioco); rimane ancora di un certo rilievo per quelle legate alla cura della casa.

Quindi, per quanto i risultati delle indagini ci facciano tirare un respiro di sollievo, è bene essere cauti: le disparità di genere prendono forma fin dall’infanzia e questa differenza permane ancora in maniera evidente e si proietterà negli adulti di domani (Figura 1).

Figura 1 Composizione percentuale delle 24 ore di un giorno medio settimanale delle persone di 3-24 anni per classe di età e sesso (2014)

istat diversity

Quello che si nota è infatti che fino ai dieci anni di vita è pressoché costante il tempo allocato al lavoro familiare dai due generi; tuttavia, a partire da quell’età comincia a evidenziarsi una differenza, che si acuisce nella fase adolescenziale a discapito delle bambine: per loro si ha più lavoro familiare e meno tempo libero rispetto ai maschi.

Quindi, se da parte è vero che c’è un assottigliamento nella distribuzione di carichi e uno sforzo maggiore da parte degli uomini molto giovani a prendersi carico del lavoro domestico, è anche vero che siamo ancora un po’ lontani dal raggiungimento di un modello paritario nella distribuzione dei compiti all’interno della famiglia.  

Zenia Simonella