Appunti del direttore

14/11/2016

Guido Corbetta

L'effetto (mica male) di Trump sulle imprese


Uno shock: così è stato definito da molti l’esito delle elezioni presidenziali 2016. Si tratta, in effetti, di un risultato che apre le porte a nuovi, in larga parte inattesi, scenari, anche a livello di politiche economiche e commerciali sullo scacchiere globale. E con questi scenari dovranno adesso misurarsi imprenditori e manager di tutto il mondo.

La globalizzazione ha aumentato il ruolo del contesto geopolitico sulla vita e sulle attività delle imprese; e nel momento in cui esso subisce una trasformazione, specie se improvvisa e imprevista, diventa fondamentale per le imprese essere capaci di adattarsi il più rapidamente possibile.

Prendiamo appunto il caso della vittoria di Donald Trump. Durante la campagna elettorale, il candidato repubblicano ha fatto di una svolta protezionista uno dei suoi cavalli di battaglia, mettendo in discussione il North American Free Trade Agreement e imputando alla concorrenza cinese la perdita di milioni di posti di lavoro negli USA. Se alle parole seguiranno i fatti, le ricadute potrebbero essere importanti sulle imprese italiane con una forte attività di export verso gli USA; al contrario, le imprese che hanno sviluppato una propria presenza diretta, produttiva o commerciale, negli Stati Uniti potranno far fronte assai meglio al nuovo contesto. Allo stesso modo, i fornitori di imprese statunitensi che hanno delocalizzato in Asia dovranno essere pronti a riorientare i propri flussi produttivi, qualora i propri clienti tornassero a produrre direttamente in America.

Ma lo shock non è necessariamente negativo: i cambiamenti geopolitici collegati alla vittoria di Trump potrebbero anche aprire nuove opportunità. Si pensi per esempio al mercato russo. Il nuovo president elect non ha fatto mistero di essere favorevole a un riavvicinamento a Mosca – riavvicinamento che potrebbe portare a un’attenuazione delle sanzioni statunitensi verso la Russia, con un potenziale «effetto domino» anche sulle sanzioni UE. Anche in questo caso, le imprese italiane devono essere pronte ad adattarsi ai possibili cambiamenti di scenario, sfruttandoli con tempestività a proprio vantaggio.

Insomma, in un contesto geopolitico fluido, segnato dall’incertezza e dall’imprevedibilità, la velocità di reazione ai cambiamenti è un fattore chiave per le imprese, di tutte le dimensioni. E tuttavia, ancora una volta, le imprese di medio-grandi dimensioni dimostreranno verosimilmente una maggiore capacità di adattamento e una maggiore reattività, rispetto alle piccole. Ciò sia perché le imprese medio-grandi coinvolgono un maggior numero di persone, con prospettive ed esperienze diverse, nella propria governance, e quindi sono capaci elaborare risposte migliori e più tempestive rispetto alle piccole imprese; sia perché le grandi dimensioni rappresentano di per sé un fattore di mitigazione dei rischi prodotti da shock sistemici di natura geopolitica.

GuidoCorbetta