Appunti del direttore

24/08/2016 Guido Corbetta

Sui redditi anche l'azienda deve fare il suo

Stiamo attraversando una fase di trasformazioni profonde e strutturali, che ci stanno portando verso un contesto nuovo, decisamente diverso da quello cui eravamo abituati. Mi sembra che il recente rapporto di McKinsey Global Institute Poorer than their parents? Flat or falling incomes in advanced economies sia un’importante conferma delle tendenze in atto. Il rapporto è ricco di spunti e di indicazioni da diversi punti di vista; qui mi concentrerò sugli aspetti che mi paiono più interessanti in un’ottica manageriale.

Per prima cosa, le imprese devono fare i conti con la nuova dinamica dei redditi stagnante, quando non addirittura decrescente. Questo non può che indurre, sul lato dell’offerta, a contenere i prezzi dei prodotti immessi sul mercato – ma la compressione dei prezzi deve essere tale da non compromettere i livelli di redditività aziendali, e quindi la possibilità di compiere investimenti tanto sul breve quanto sul lungo periodo. Affinché ciò sia possibile, le imprese devono rivedere in direzione di una maggiore efficienza tutti i meccanismi di funzionamento interni, e in particolare ridurre quanto più possibile gli sprechi.

Una seconda considerazione riguarda l’eterogeneità della dinamica dei redditi familiari nelle diverse economie avanzate. Le imprese dovrebbero aumentare la propria presenza in quei paesi in cui le condizioni sono più favorevoli – non solo attraverso le esportazioni, ma anche attraverso gli IDE.

Infine, sono convinto che imprenditori e amministratori delegati possano giocare in prima persona un ruolo importante nel dibattito sulla stagnazione dei redditi e sulle possibili contromisure da adottare. In particolare, come si sottolinea anche nel rapporto, a livello pubblico possono farsi portavoce di richieste per investimenti a sostegno della crescita e quindi dell’occupazione. All’interno delle loro imprese, possono intervenire non solo sul piano retributivo, ma anche introducendo meccanismi di profit-sharing e benefit di natura non monetaria – nella consapevolezza che un aumento dei redditi potrebbe avere effetti positivi tanto sulla produttività quanto sulla loyalty dei propri collaboratori.

GuidoCorbetta