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02/08/2017

Il business del paziente connesso


Oltre 260.000 app disponibili, per un totale di 3,2 miliardi di download: sono questi i dati del mercato della mHealth (mobile health) per il 2016. A testimonianza di quanto profonda sia la penetrazione di questi strumenti nella popolazione, secondo il recente report Deloitte Pharma and the connected patient, quasi il 70 per cento dei membri di 190 associazioni di pazienti di 38 diversi paesi intervistati usa un’app medica per gestire la propria malattia, e oltre il 65 per cento accede ad app mediche via smartphone.

Di fronte a questi dati, lo sforzo delle aziende farmaceutiche pare ancora insufficiente. Se è vero che la produzione di app da parte delle aziende del pharma è in costante crescita (da 305 nel 2013 a 1060 nel solo primo quadrimestre del 2017), la loro diffusione tra i pazienti resta limitata: nel 2016, il totale di download delle app prodotte da azienda farmaceutiche si è fermato a 5,6 milioni, un dato molto ridotto se confrontato a quello complessivo.

I pazienti, infatti, sembrano accordare i loro favori principalmente alle app sviluppate dalle associazioni di pazienti, dal personale medico o nelle università (oltre il 70 per cento degli intervistati dichiara di avere fiducia in app di questo genere), assai meno a quelle sviluppate dalle aziende farmaceutiche (appena il 32 per cento). Alla radice sembra esserci una diffusa diffidenza a condividere dati personali sensibili con le aziende del settore.

Per far fronte a queste difficoltà e poter sfruttare appieno le potenzialità che il mercato della mHealth offre, secondo Deloitte, le aziende farmaceutiche dovranno adottare un nuovo approccio allo sviluppo della propria tecnologia digitale, più agile e che coinvolga più attivamente i pazienti in un’ottica di collaborazione e di patient-centricity.

Su questi temi leggi anche il volume di Gabriele Grecchi, Future Health, Milano, Egea, 2017.


 

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