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14/09/2016

Davide Reina

If you pay peanuts you get monkeys


A proposito della capacità di sapere quando risparmiare, e quando investire

Questo vecchio proverbio indiano «di strada» va dritto al cuore del problema, per l’imprenditore (o il manager) che è avaro. Vale a dire, per colui che vuole risparmiare sempre e comunque, e non sa distinguere quando investire, anche di più dei propri concorrenti, se necessario. Perché chi vuole economizzare sempre e su tutto, sull’acquisto di un macchinario così come sull’assunzione di una persona, sicuramente realizza un risparmio al momento dell’investimento, ma si sta portando in azienda un costo futuro e perdurante fatto di minore produttività o di inferiori capacità professionali.

Le imprese avare sono piene di questi costi «nascosti». Costi che non si leggono nel conto economico ma che ci sono, eccome se ci sono. E dunque: quali sono i costi sui quali risparmiare e quali sono i costi sui quali non badare a spese? I primi sono quei costi che servono al mero funzionamento dell’impresa. Su questi costi è fondamentale essere più avari dei concorrenti. I secondi sono quei costi che servono allo sviluppo futuro dell’azienda. Su questi costi è essenziale investire più degli altri.

Tutto molto ovvio. Eppure troppe aziende non sono abbastanza oculate sui costi inerziali dell'organizzazione mentre lo sono, troppo, sui costi per lo sviluppo dell’organizzazione. Con il risultato di pregiudicare la propria capacità di crescere nel futuro. Perché una cosa è certa, una tecnologia avanzata e una persona di talento hanno una cosa in comune: costano di più. Ma rendono anche di più. E spostano la capacità competitiva dell’impresa a un livello superiore rispetto a quello presente. Chi vuole risparmiare sul futuro non vede questo valore superiore che, nel futuro, persone di maggior talento e macchinari più avanzati saranno in grado di generare. E finisce per ritrovarsi, come nel proverbio, con l’azienda piena di scimmie.

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