E&MFLASH

08/11/2017

Paola Profeta

Sul lavoro per le donne è ancora dura


 

Come ogni anno, il report di McKinsey Women in the Workplace, basato sui dati di 222 grandi imprese americane e su questionari somministrati a 70.000 lavoratori, fornisce informazioni molto utili per analizzare i divari di genere nelle carriere lavorative.

Purtroppo le notizie non sono buone. La parità tra uomini e donne è ancora lontana. Le differenze nascono subito e si accentuano durante la carriera: la probabilità per le donne di essere promosse ai livelli manageriali più importanti è la metà di quella degli uomini.

Il report documenta un aspetto interessante: tanti lavoratori non vedono le differenze di genere nella leadership come un problema. Gli uomini non credono sia un tema importante, non ne capiscono l’urgenza, non pensano che le donne abbiano difficoltà di carriera, anzi alcuni temono che tutto questo parlare di diversità possa ostacolare il loro percorso. Sostengono che le loro aziende si impegnino già molto per promuovere la diversità, secondo alcuni perfino troppo. Incuriosisce la percezione della realtà di molti uomini: in aziende in cui solo una donna su 10 ha una posizione di leadership, il 50 per cento degli uomini sostiene (e non ha difficoltà a dichiararlo) che la presenza femminile nelle posizioni di leadership sia adeguata!

Ovviamente, senza il supporto degli uomini, la battaglia è persa in partenza: le donne sono poco presenti nelle posizioni decisionali, e la loro presenza rimane stabile, se lasciata all’evoluzione spontanea e senza azioni mirate. Ma se gli uomini non vedono le differenze di genere come un problema, e non sono convinti che la parità tra uomini e donne sia un’opportunità per ristabilire il merito e ampliare la platea dei talenti su cui l’azienda può costruire il suo successo, lo status quo è destinato a perpetuarsi.

Le donne stesse sono più pessimiste e scoraggiate degli uomini sulle loro prospettive di carriera: o dichiarano di non avere ambizione di raggiungere i ruoli apicali, oppure, pur avendone l’ambizione, pensano che non ce la faranno. Il focus del report di quest’anno sulle differenze tra donne bianche, nere, latine e asiatiche fa emergere inoltre che essere donna e non bianca è un doppio ostacolo per la carriera, anche in presenza di maggiore ambizione individuale.

In questo contesto è difficile pensare a misure appropriate. Con donne scoraggiate e uomini poco committed, quali azioni potrebbero funzionare? Eppure - vale la pena ricordarlo – promuovere la parità di genere non è un regalo per le donne, ma un investimento per l’economia, la società, il benessere.

(Paola Profeta è professore di Scienza delle Finanze all’Università Bocconi e coordinatrice di «Dondena Gender Initiative»)

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