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Giovanni Fattore

Dirigenti statali italiani: vecchi e strapagati


Il nuovo rapporto dell’OCSE Government at a Glance 2017 permette di cogliere le tendenze internazionali sul settore pubblico e confrontare l’Italia ai restanti membri del club dei paesi più industrializzati del mondo.

Il dato che mi ha colpito di più, a dire il vero comunque noto da tempo, riguarda l’alta dirigenza dello Stato centrale. È la più anziana di tutte con il 45 per cento dei dipendenti con più di 55 anni (la media OCSE è il 25 per cento) e solo il 2 per cento con meno di 35 anni (media OCSE pari al 19). Non è uno scherzo o un errore: in ministeri e agenzie centrali dello Stato solo un dipendente su 50 ha meno di un’età in cui si dovrebbe avere un’esperienza lavorativa di 10 anni se laureati e 15 se sì è diplomati.

L’altro dato in cui l’Italia è un outlier riguarda la retribuzione degli alti dirigenti. Una volta tenuti in considerazione compensi aggiuntivi e numero di ore lavorate, in Italia un alto dirigente dello Stato ha una retribuzione annua di quasi 400.000 euro, il doppio di quella registrata in Spagna e superiore di 100.000 euro di quella per i dirigenti tedeschi e francesi. Ancora più sorprendente è il dato relativizzato al reddito del paese: in Italia un alto dirigente dello Stato guadagna dieci volte il reddito pro capite, in Francia solo sei volte e in Germania cinque.

Si tratta di un quadro anomalo e poco giustificabile in base a criteri di qualità dei risultati o di equità; ma è anche una grande opportunità per i prossimi anni. Il pensionamento vicino di molti alti dirigenti apre la possibilità di creare una situazione win-win: compensi più contenuti per nuovi dirigenti nelle posizioni apicali e un rinnovamento generale dell’alta dirigenza, auspicabilmente scelta in base alle competenze, che sicuramente non mancano anche nel debole Stato italiano. Ma le opportunità non si realizzano con l’inerzia; il rischio è che il ricambio della dirigenza non venga governato per mancanza di interesse e di visione politica. Ne risulterebbe l’ennesima occasione persa per la società italiana che ha così bisogno di più qualità dei servizi pubblici e dell’azione dello Stato.

(Giovanni Fattore è professore presso l’Università Bocconi e SDA Professor in Public Management & Policy)

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