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Industria tedesca: crollo o rimbalzo?


Un calo della produzione tedesca del 3 per cento su base mensile nel dicembre 2016: è il dato pubblicato oggi dal Destis, l’istituto nazionale di statistica tedesco. Il calo, che ha colto di sorpresa gli analisti (era stata prevista una crescita dello 0,3 per cento), è stato particolarmente marcato nel settore manifatturiero (-3,4 per cento, con un -5,4 per cento nel comparto dei beni di investimento) e in quello delle costruzioni (-1,7 per cento), mentre la produzione di energia è diminuita dello 0,9 per cento. Contemporanemente, il Destis ha rivisto leggermente al rialzo le stime relative al mese di novembre (+0,5 anziché +0,4).

«La produzione industriale tedesca ha fatto registrare nel mese di dicembre 2016 la sua più robusta riduzione (-3 per cento rispetto al mese precedente) dal gennaio 2009», commenta Francesco Daveri, professore presso l’Università Cattolica di Piacenza e docente alla SDA Bocconi.

«Prima di dichiarare conclusa la lunga corsa dell’economia tedesca e di gridare a un (incredibile) effetto Trump anticipato sulle esportazioni dalla Germania, sarà meglio tenere a mente due considerazioni che inducono alla cautela.

La prima è che le variazioni mensili della produzione industriale sono tipicamente soggette ad ampia volatilità. Se una rondine non fa primavera, nemmeno un dato mensile – per quanto negativo – porta necessariamente con sé una recessione.

La seconda considerazione è che per farsi un’idea sul futuro della produzione industriale tedesca, la cosa migliore è guardare agli ordini in essere e i nuovi ordini industriali.

Proprio nel mese di dicembre gli ordini sono saliti del 5,2 per cento, dopo il calo del 3,6 per cento di novembre e la crescita del 5 per cento di ottobre. Nel complesso, dunque, siamo di fronte a una crescita trimestrale superiore al 2 per cento. E il numero indice che misura i nuovi ordini si è assestato ai valori massimi di sempre nei mesi di ottobre e di novembre».

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